Marco Rizzo

scheda aggiornata al 08/06/2009

Marco Rizzo - nato a Torino, 50 anni, figlio di Armando, operaio Fiat (alle carrozzerie di Mirafiori per 36 anni), “ha un glorioso passato da pugile dilettante, prosecuzione naturale della sua giovanile appartenenza al servizio d’ordine dei movimenti extra-parlamentari dell’estrema sinistra” (Giancarlo Perna).

Laureato in scienze politiche nel 1985, giornalista pubblicista, diviene docente presso il Centro di Orientamento Scolastico professionale di Torino e vi rimane sino al 1994. E’ componente della Direzione Provinciale del Partito Comunista Italiano di Torino dal 1986 al 1991e consigliere provinciale di Torino nel quadriennio 1991-1995.

E’ tra i fondatori di Rifondazione Comunista “Quando nacque Rifondazione io divenni il primo segretario a Torino”. Dal 1995 al 1998 ricopre il ruolo di coordinatore della segreteria nazionale.
Nel 1998 è tra gli scissionisti che vogliono continuare ad appoggiare i governi de L’Ulivo e quindi è tra i fondatori del Partito dei Comunisti Italiani e ricopre la carica di coordinatore alla segreteria nazionale fino al 2004.

Eletto alla Camera nel 1994 e nel 1996 nelle liste Prc e nel 2001 per il Pdci di cui diventa presidente del gruppo, nel 2004 è eletto deputato del Parlamento europeo per la lista dei Comunisti Italiani nella circoscrizione nord-ovest, ricevendo oltre 10mila preferenze.
Dopo una lite con Armando Cossutta, nonostante accordi di lasciargli il seggio cambia idea e decide di tenersi il posto a Strasburgo.
Era iscritto al gruppo parlamentare della Sinistra Europea-Sinistra Verde Nordica.

In seguito alle elezioni politiche del 2006 preferisce non rientrare direttamente nella politica italiana per continuare a guidare la delegazione dei Comunisti Italiani al Parlamento europeo.
Attualmente è coordinatore della direzione nazionale dei Comunisti Italiani.

E’ sempre stato critico verso l’alleanza della Sinistra l’Arcobaleno, contrario alla scomparsa di falce e martello dal simbolo della sinistra per le politiche 2008, dopo la sconfitta elettorale propose di ripartire proprio da lì e “da un nuovo partito comunista fatto di tutti i comunisti che vogliono superare radicalmente questa società. Un partito collegiale e senza leadership, perché la leadership è di destra” (Catalogo dei Viventi 2009).
La sinistra, “quella vera non può essere altro che antiliberista e anticapitalista. Chi non è d’accordo vada nel Partito Democratico” (Catalogo dei Viventi 2009).
Dice di Bertinotti: “Bertinotti non ama gli operai. L’operaio che fa sciopero non gode, soffre.Bertinotti è estremista e subalterno allo stesso tempo. Non vede l’ora di rompere qualsiasi trattativa. Ma se io andassi in guerra non vorrei mai un generale come lui. E’uno che scappa” (Catalogo dei Viventi, 2009).

Nel 2007 pubblica il libro Perché ancora comunisti. Le ragioni di una scelta (Baldini Castaldi Dalai).

E’ vicepresidente della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della Commissione per gli affari esteri, della Sottocommissione per la sicurezza e la difesa, della Delegazione per le relazioni con i paesi dell’America centrale, della Delegazione per le relazioni con gli Stati del Golfo, compreso lo Yemen.

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