- Emmanuele De Deo

Emmanuele De Deo (Minervino Murge, 11 giugno 1772 – Napoli, 18 ottobre 1794) è stato un patriota italiano. Operò nelle agitazioni politiche che prepararono la Repubblica Napoletana del 1799.

Biografia

Appartenente a famiglia facoltosa di Gioia di Bari (l'attuale Gioia del Colle), fu educato nel collegio degli Scolopi a Napoli.
Aderì agli ideali della Rivoluzione Francese, si iscrisse alla massoneria nel 1792 e collaborò con il fondatore della Società Giacobina napoletana, Carlo Lauberg.
In una cena, tenutasi a Gioia il 6 dicembre 1793, il giovane De Deo ebbe espressioni minacciose nei confronti del re Ferdinando IV e con un coltello ne minacciò l'effige. La delazione di un sacerdote presente, fece aprire un'inquisizione e il 9 maggio 1794 il De Deo venne incarcerato insieme ad altre persone (tra cui Vincenzo Galiani e Vincenzo Vitaliano).
Intimatogli di denunciare i compagni per aver salva la vita - nel sistema borbonico la delazione in cambio della commutazione della pena o della liberazione si chiamava truglio - De Deo si rifiutò e venne condannato all'impiccagione.
Il 17 ottobre 1794, in una lettera di forte carica morale diretta al fratello Giuseppe (che inizialmente era stato incarcerato con le stesse accuse), esortò a non intercedere per salvargli la vita. Egli spiegò così le ragioni della sua fermezza: "io la mia sorte l'invidierei negli altri", "il mio destino è certo, ed io l'attendo con intrepidezza e maschio coraggio".
La sentenza dispose che il De Deo prima di morire fosse torturato per strappargli i nomi dei complici, ma dalla sua bocca non uscì alcuna delazione. Neppure la difesa del giurista Francesco Mario Pagano era servita a evitargli l'impiccagione.
La condanna venne eseguita il 18 ottobre 1794. La giovane età del De Deo e i motivi ideali che lo avevano mosso suscitarono un'inquietudine che superò i confini del Regno di Napoli.

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