Giuseppe Zigaina

Pittore nato a Cervignano del Friuli nel 1924.

Pittore tra i più importanti del XX secolo, Giuseppe Zigaina frequenta la scuola di architettura dell’Accademia a Venezia e comincia a dipingere giovanissimo. Il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale vede Zigaina prendere posizione, all’interno della diatriba tra arte astratta e realista, a favore del realismo per dedicarsi a una pittura che rappresenti la dolorosa situazione del popolo italiano nel dopoguerra. Attento alle occupazioni delle terre e alle battaglie portate avanti dai contadini della Sicilia, della Calabria, del Veneto e del Friuli Zigaina dipinge alcune opere di soggetto politico e sociale quali “Occupazione delle terre”, “Assemblea di braccianti sul Cormor” e “Sciopero a rovescio del luglio 1950”

Nel 1946 stringe amicizia con Pier Paolo Pasolini al quale lo lega una comune idea di estetica e di politica; l’incontro si rivela fondamentale per la formazione intellettuale dell’artista. Dopo aver esposto nel 1948 alla Galleria del Cavallino a Venezia e alla Biennale di Venezia, nel 1949 realizza tredici disegni per la raccolta di liriche dello scrittore e regista bolognese “Dov’ è la mia patria”. Dopo aver vinto il Premio Fontanesi con tre opere di grande formato alla XXV Biennale di Venezia nel 1950, nel 1953 dirige il lungometraggio “1953: primo maggio a Cervignano”. A fine anni Cinquanta comincia a dedicarsi ad una pittura di carattere esistenziale innervata di alti valori allegorici che mostrano un paesaggio interiore sospeso tra sogno e realtà ispirato alla memoria del territorio natio con la rappresentazione di biciclette, ceppaie, farfalle notturne e astronavi. Spesso questi lavori mostrano un segno di alto valore simbolico e in un’orditura grafica che traduce la realtà in poesia.

Nel 1958 esegue cinquantadue disegni per la traduzione tedesca del capolavoro di Ippolito Nievo “Confessioni di un ottuagenario” più conosciuto con il titolo di “Confessioni di un italiano”. Nel 1959 e 1986 è alla Quadriennale di Roma. Nel 1968 torna a collaborare con Pier Paolo Pasolini per il film “Teorema”e nel 1971 e per “Decameron” recita nel ruolo del frate santo. Negli anni Sessanta e Settanta la figura del padre diventa dominante nei suoi quadri. Nel 1984 si dedica all’insegnamento presso l’Art Institute di San Francisco. Comincia a dedicare una serie di saggi critici all’opera del suo amico Pasolini e nel 1987 esce il suo testo “Pasolini e la morte. Mito, alchimia e semantica del nulla lucente”. Seguono “Hostia. Trilogia della morte di Pier Paolo Pasolini” (1995), “Pasolini. Un’idea di stile: uno stilo” (1999) e “Pasolini e la morte. Un giallo puramente intellettuale” (2005). Artista eclettico, Zigaina si dedica anche alla scenografia per il Teatro Verdi di Trieste e per Il Giocatore di Sergei Prokofiev al Teatro dell’Opera di Roma.

Hanno detto di lui:

“Zigaina, in qualche modo (a chi lo conosca anche di persona) rivela la doppia vita del suo io interiore e del suo io di comodo. Perché nessuno che dipinge come lui vive come lui, e nessuno che vive come lui dipinge come lui. Zigaina ha esorcizzato la realtà dandole sempre ragione, cedendo, assentendo, sorridendo: ma poiché sarebbe impossibile far questo con tutta la realtà, egli l' ha prima di tutto ridotta quantitativamente come ‘teatro fisico’ del suo agire: ed ecco il Basso Friuli e la laguna. Ma mentre egli passa la vita in questo luogo, con queste persone, una vita quasi idillica e quasi edonistica, eccolo che dipinge tutto l'orrore di Redipuglia [lo sterminato cimitero della prima guerra mondiale] con una sontuosità cromatica che non cancella la disperazione quasi psicotica (se non altro quella della psicosi che viviamo ogni notte sognando). Non c'è coerenza tra la sua vita e la sua pittura, ma poiché questa coerenza fa parte dell'oggettività, Zigaina la ontologizza e la dà per scontata” (Pier Paolo Pasolini)

Ultimo aggiornamento - 15 dicembre 2008

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