Josè Saramago


Josè Saramago è morto oggi a Tias (Spagna) ad 87 anni, essendo nato il 16 novembre del 1922 in un paesino a cento chilometri da Lisbona, Azinhaga.

Figlio di un contadino poverissimo, a tre anni la famiglia si trasferisce nella Capitale, dove il padre trova un lavoro come poliziotto. Ancora molto piccolo, Josè deve abbandonare gli studi per aiutare la famiglia a tirare avanti.

Sono esperienze che lo segneranno profondamente dal punto di vista politico.

Nel 1969 si iscrive al partito comunista, in quel tempo clandestino e riesce sempre a sfuggire alla polizia del regime fascista.

Nel 1947 pubblica la sua prima opera “Terra do pecado” dopo la quale segue un silenzio di trent’anni durante i quali lavora come assicuratore , dirigente editoriale, giornalista.

Fino alla metà degli anni ’70 vive un intenso periodo di formazione, scrive poesie e riflessioni. La “rivoluzione dei garofani” e la cacciata dei fascisti dal Paese, con la fine della sanguinaria dominazione coloniale in Africa, sembrano liberare anche le energie artistiche di Saramago. Con “Memoriale del convento” (1980) arriva il grande successo di pubblico, seguito da “L’anno della morte di Riccardo Reis”, un omaggio a Ferdinando Pessoa. I romanzi successivi lo consacrano sulla scena internazionale: “Il vangelo secondo Gesù”, “Cecità”, “Tutti i nomi”, “La caverna”, “L’uomo duplicato”, “Le intermittenze della morte”, “Le piccole memorie”. Nel 1998 riceve il premio Nobel ed è il primo portoghese a conquistare l’ambito premio dell’Accademia svedese. Nel 2009, l’ultima polemica italiana. Einaudi si rifiuta di pubblicare “Il quaderno”, una sorta di taccuino in cui lo scrittore denuncia le malefatte di Berlusconi. Lui cambia editore e i suoi pensieri sul premier italiano saranno pubblicati da Bollati Boringhieri.

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